Storia delle Terme

Le terme si trovano in una diramazione della Valle Stura in un vallone detto "dei Bagni" sulla destra orografica del fiume Stura di Demonte. Le acque termali della stazione hanno dato fin dalle origini risonanza a Vinadio e all'intera valle.

Lo stabilimento si trova a 1323 m. sul livello del mare, alle pendici del Monte Oliva, da cui scaturiscono una serie di fonti calde conosciute fin dall'antichità: non mancano argomenti per credere infatti che esse fossero note già all'epoca romana.

Nonostante le affermazioni del RABAJOLI, contenute nella guida alle terme risalente al 1877 il quale sosteneva:

"Non è a supporsi che i dominatori dell'antico mondo, nei frequenti passaggi che effettuarono nella Valle Aurata, teneri, come si dimostrarono nella balneologia, non avessero certezza di questa stazione e se non vi lasciarono i monumenti balneari che altrove abbondano, tanto in Italia che all'estero, ciò vuolsi ascrivere alle circostanze locali che mal si presentavano, senza dubbio peggio allora che oggi, a costruirvi quelle opere che sole basterebbero ad affermare la presenza di un popolo" esiste una traccia molto attendibile della presenza romana costituita da una lapide in pietra rintracciata ad Argentera , la quale recita:

In essa si parla di strade rifatte e di bagni fatti rinascere: questi bagni bonificati dall'anonimo prefetto non potevano essere che quelli di Vinadio , non essendocene altri in zona. Le vestige di quelle terme sono inoltre confermate dal censore F. M. Emilio il quale fece realizzare la strada che da lui prese il nome "via Emilia", che passando per Tortona, Acqui e Benevagienna tagliava la valle Stura per arrivare alla Gallia. Codesto astuto censore non mancò di far costruire una diramazione di codesta strada all'altezza del vallone dei bagni dove fece ben presto sorgere lo stabilimento delle terme. L'elemento più interessante riguarda però una misteriosa stanza a volte da cui tra i fanghi immersi zampillavano acque bollenti: questo tesoro, rovinato e seppellito nel 1810 come ci ricorda il dott. Rabajoli nella sua guida, è stato riportato alla luce dopo gli ultimi restauri degli anni 90.

Non si è in grado di sapere l'epoca in cui si iniziarono a sfruttare in modo industriale e sanitario le acque minerali. Si ritiene che esso avvenne non molto prima del XIV secolo, poiché essendo state le acque confiscate il 4 agosto 1562 dal governo sardo, i proprietari , che ne facevano uso e commercio, si opposero duramente a tale atto, facendo ricorso ed appoggiandosi a lettere di privilegio firmate dal Conte Amedeo di Savoia nel 1388. L'opposizione al provvedimento fu accolta e il 15 maggio 1565 Emanuele Filiberto revocò la confisca.

Altre frammentarie tracce della storia antica delle Terme, che allora si chiamavano "Loggiamento delle acque", si possono ritrovare in un capitolo degli statuti comunali risalenti al 1300, conservati su di una lunga pergamena che, anche se danneggiata e mutilata, ci parla degli abitanti dei bagni e delle sue acque.

Per avere però dati inconfutabili sulle terme bisogna risalire fino al 1552, quando Bartolomeo Viotti, con il suo "De Balneorum naturalium viribus", si occupò dell'argomento. Egli, pur confessando di non essersi recato di prima persona agli stabilimenti, riporta le descrizioni ricavate del rapporto redatto dall'amico dott. Antonio Berge, il quale parla di due camere vicine alla stufa e di una casa per le cure a 20 passi dal monte.

Dopo il Viotti vennero fatti molti studi sulle proprietà terapeutiche delle acque di Vinadio: nel 1571 Andrea Bacci vi dedicò un saggio, seguito dal Gallina che, dopo aver visitato Valdieri e Vinadio pubblicò il suo trattato: "Gallini Francisi medici carmoniolensis tractatus de Balneis Vinadii ac Valdierii", dove si conferma dell'esistenza delle camere vicino alla stufa e di una serie di fabbricati contenenti ben sessanta letti.

L'ubicazione dei fabbricati vicino al torrente dell'Ischiator creò sempre dei problemi di difesa degli stessi dalle acque in piena che più volte irruppero danneggiandoli o distruggendoli. Nel 1602, ad esempio, una copiosa esondazione rovinò le mura degli stabilimenti che vennero così ceduti, l'anno seguente, al signor Marino Notaio Antonio.

Nel corso del XVII secolo furono molti i finanziatori che cercarono di far rinascere le antiche "fabbriche " delle terme, ma ebbero come risultato una serie di valanghe e di inondazioni che ebbero il sopravvento sulle costruzioni fino a farle scomparire del tutto, tant'è che ancora nel 1747 il prof Fantone nel suo trattato non fa cenno ad alcun fabbricato ma solamente ed alcune sorgenti che fuoriescono tra le rocce alpine.

Dello stesso parere è anche il dott. Gioanni Antonio Marino (omonimo del precedente proprietario) , primario dell'allora ospedale della SS Annunziata di Savigliano, che indica come unica soluzione per poter usufruire dei benefici delle acque quella di rivolgersi alle locande della vicina Ruà oppure di soggiornare in capanni provvisori presso le sorgenti.

Fu solo verso la fine del secolo XVIII che furono fatti costruire dal medico Gian Giacomo Giavelli di Bersezio parte degli edifici che, con le dovute ristrutturazioni e modifiche, costituiscono la struttura dell'attuale stabilimento.

I nuovi edifici, ideati in conseguenza ai numerosi viaggi del Giavelli nelle università francesi e nei più prestigiosi bagni europei, si componevano di un corpo centrale, addossato al monte Oliva e da due ali laterali.

Di queste, quella ad occidente fu adibita fino al 1872 al ristoro dei militari dell'esercito sabaudo, mentre quella orientale, più consistente,era collegata al corpo centrale tramite la cappella (tuttora visitabile) e da una serie di corridoi di servizio alle cucine, agli uffici, alle camere e ai saloni.

Così strutturato lo stabilimento risultava essere protetto dai venti dall'imponente monte Oliva e protetto da imponenti muraglioni atti a contenere le acque minacciose del vicino torrente.

Dopo lo studio del Marino del 1775, a cui sono allegate una serie di interessanti incisioni sulla conformazione dei fabbricati, abbiamo nel 1786 un trattato del prof. Jean Fontana, l'Analise des eaux termales de Vinay, che riporta per la prima volta e in lingua francese la conformazione chimica delle acque e di alcuni insetti microscopici ritrovati sia nelle muffe che nelle acque.

Dal 1786 non si possiedono più pubblicazioni fino al 1870, tranne che per alcune testimonianze del Cav Martini di Bersezio che ricorda con particolare terrore l'ennesima alluvione avvenuta nel 1853.

Nel 1872 la società approvò un piano di ristrutturazione che, dopo 10 anni di lavoro, portò ad avere locali completamente rinnovati, sia nella parte alberghiera che nel settore delle cure, dove vennero introdotte nuove tecnologie utili al miglioramento delle prestazioni dello stabilimento. La tradizione termale dei bagni di Vinadio per tutto il XIX secolo fu sempre improntata, più che sullo sfarzo e sulla mondanità, sull'esclusivo utilizzo sanitario. Questo, pur essendo un pregio, è da considerarsi tra le cause del progressivo allontanamento dell'utenza, scoraggiata anche dall'impervio sentiero che bisognava percorrere per raggiungere la stazione climatica.

In molte occasioni si rivolsero alle prestazioni di questo stabilimento personalità rinomate, quali il Re Carlo Emanuele III, il Re Carlo Alberto accompagnato dalla famiglia intera, Vittorio Emanuele e, nel 1834, il Conte Camillo Benso di Cavour, che lasciò un'impronta indelebile nei ricordi di chi assistette alla sua visita.

Come riporta il Rabajoli nella sua guida del 1876 lo stabilimento, nonostante i continui passaggi di proprietà, fu ampliato e rammodernato con la costruzione e la sistemazione dell'intero fabbricato: nacquero la manica dei principi e quella Reale, furono ampliate e rialzate quella degli uffizi e quella degli ufficiali e su vecchi ruderi venne costruito uno chalet che venne adibito a bar e a centro di svago. Questo chalet, come il resto della struttura vennero concepiti secondo uno stile puramente lyberty e divennero per un trentennio il centro di ritrovo dell'intera borghesia benestante delle province di Cuneo e Torino.

All'inizio del 1900, dopo tanto discutere, l'amministrazione provinciale si decise finalmente per la costruzione di una strada che collegasse la borgata Pianche a quella dei Bagni, in sostituzione dell'antico sentiero percorribile solamente a piedi o sulla groppa di un cavallo.

Nel 1920 lo stabilimento fu acquistato dalla "ANDREIS & C" di Torino che iniziò grandi lavori per dotare lo stabilimento di lavanderia, di garages, di servizi igienici e di un sontuoso arredamento. Lo "chalet del caffè" venne distrutto e venne costruita una nuova grande manica dove tuttora hanno sede le cucine, la mensa per i dipendenti, la pasticceria, il plonge, la cave, le dispense ed un piano bar. E' da imputare inoltre ai signori Andreis, iscritti agli albi di baroni e conti piemontesi, il restauro della cappella dedicata alla S.M. Maddalena e a S. Lazzaro protettori dello stabilimento, sulla cui facciata apposero lo stemma di cinghiali e gigli della propria casata.

Nei primi anni di guerra lo stabilimento venne praticamente messo in disuso, mentre con lo sbarco americano del settembre del '43 si dovette purtroppo assistere all'invasione nazi-fascista dello stabilimento che divenne quindi il comando di zona tedesco. La borgata di Bagni assistette a tragedie atroci dovute alla guerriglia partigiana che dopo immensi sforzi riuscì di liberare le terme dagli invasori. Il nucleo partigiano "giustizia e libertà" che operava in zona non potette sedere sugli allori in quanto i tedeschi si riappropriarono in breve tempo del loro quartier generale. In due occasioni , nel giugno 1944 e nel febbraio del '45 lo stabilimento dovette altresì subire i pesanti bombardamenti e le incursioni degli alleati che avevano attaccato tutte le fortificazioni della provincia. Il giorno dopo la liberazione lo stabilimento e la borgata si trovavano in condizioni penose: la dominazione tedesca combinata ai bombardamenti alleati avevano provocato la quasi totale demolizione di un'ala delle terme e del suo pregiato arredamento e di numerose baite. Nell'immediato dopoguerra le terme vennero acquistate dalla società milanese "S.A.T.E.A terme ed alberghi" che ne curò la ricostruzione delle parti distrutte con tecnologie innovative e l'ammodernamento delle altre. Assai note nel dopoguerra, a partire dalla metà degli anni '50 ebbe inizio una profonda fase recessiva in quanto il mancato ammodernamento delle strutture (soprattutto quelle relative all'hotel, che in quel periodo contava 147 camere) e la grandiosità e l'immensità delle costruzioni resero assai poco remunerativa la gestione.

La carenza di attrezzature più razionali e la mancanza di clientela, in quanto attirata dai nuovi stabilimenti idrotermali del monregalese, impedirono alla SATEA di trovare un gestore interessato alla gestione dell'attività ricettiva: fu così che a partire dalla stagione estiva del 1971 le terme restarono chiuse.

La competenza delle acque termali venne intanto spostata con decreto del ministero delle finanze del 31/3/1972 all'amministrazione regionale che, con decreto del presidente della Giunta, la affidò alla SATEA. Come risulta da un atto datato 11/5/1973 l'intero pacchetto azionario della SATEA venne acquistato dall'ente ospedaliero di Demonte che intraprese, non senza difficoltà, un primo piano di rilancio. Le intenzioni dell'ente erano quelle di creare un polo di riabilitazione collegato all'ospedale demontino.

Superata l'ennesima crisi e l'ennesima chiusura del 1978, testimoniata dall'allora giovanissimo giornalista fossanese Gianfranco Bianco, si assistette alla creazione delle Unità Sanitarie locali che a partire dal 1980 soppiantarono gli enti ospedalieri: ciò significò il passaggio di tutti i beni ai comuni su cui gli enti operavano.

Lo stabilimento passò così in mano al comune di Vinadio che in collaborazione con la Comunità montana costituì il primo ed unico stabilimento termale piemontese in mano pubblica. Nonostante i disperati tentativi di recupero la crisi e l'inattività perdurarono fino al 1987 quando il sig. Calabrese decise con molto coraggio di far rinascere questa attività ricca di storia. Con un lungo e accurato restauro le Terme vennero dotate di nuovi servizi quali corridoi coperti, ascensori, piscina coperta, spogliatoi, impianti per le cure ecc.

Anche l'apparato alberghiero venne riqualificato e dotato di nuovi arredamenti e attrezzature, tanto da ottenere la qualificazione di Grand Hotel. Le strutture, essendo antiche, abbisognano tuttora di una continua manutenzione e di continui lavori di ammodernamento: si stanno infatti predisponendo importanti progetti per la realizzazione di una piscina all'aperto e di una moderna piscina di fango dove è possibile immergersi totalmente.